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È facile trovare “radici vinicole” in una nazione come l’Italia, che dagli antichi veniva chiamata “Enotria”, terra del vino.
Più o meno ogni paese mena nobili origini vinicole ed antenati che coltivavano la vite.
Meno facile è poter vantare un vino rosso imbottigliato più di un secolo fa, proveniente da coltivazioni a bassa resa e lavorato già da allora in cantine che sarebbero considerate “modello” ancora adesso.È il “Rosso di Cerignola” il nostro vino, e nostro è il vanto di averlo esportato in tutto il mondo, Francia compresa.
La sua storia incominciò nella metà del XIX secolo quando i grossi proprietari terrieri della città, Pavoncelli, La Rochefoucauld e Pignatelli, con un grande sforzo imprenditoriale stravolsero letteralmente il tessuto sociale di Cerignola, passando da una coltura principalmente cerealicola, all’impianto in pochi anni di 6000 ettari di vigneto.
Ai vigneti furono affiancate moderne cantine che già allora erano completamente meccanizzate con l’aiuto delle prime macchine per diraspare, pigiare e pulire le botti con il vapore!
Sono gli anni in cui sorsero le più grandi cantine d’Italia come Santo Stefano, Il Quarto, Torre Giulia e Pignatella ed il vino “Rosso di Cerignola” conquistò premi ed un posto sulle tavole dei regnanti di tutta Europa.
Ci volle la filossera, due grandi guerre e la riforma fondiaria per mettere in crisi quel sistema, ma già negli anni ‘50 il nostro vino tornò ad essere prodotto ed apprezzato.
Fu Veronelli a riscoprirlo nelle sue cronache sul vino, seguito negli anni ‘70 da Mario Soldati che ne scrisse nel suo famoso libro “Vino al vino”.
Oggi un piccolo gruppo di produttori è tornato a produrre quel meraviglioso vino, con lo stesso vitigno di allora, il Nero di Troia, e con in più la Denominazione di Origine Controllata, assegnata al territorio nel 1974, a suggello di una storia vinicola che dura da più di un secolo ininterrottamente.